LETTERA "APERTA" A MASSIMILIANO PARENTE
Mettiamola così: quando ho ricevuto il fatidico invito all’amicizia in Facebook da Massimiliano Parente, ne ho tratto piacere e – per la prima volta – ho risposto (vedi: “la sventurata rispose”).
Alla mia risposta ha risposto Massimiliano Parente costringendo la mia libidine a rispondere per la seconda volta.
Poi sono stato coinvolto in altre risposte: a Massimiliano Parente? A me? No, al Tema spalancato da Massimiliano Parente su Facebook.
Il destino vuole che Luisa Allena mi abbia informato che, sì, io avevo risposto e dunque intrattenuto una corrispondenza con Massimiliano Parente, ma in realtà mi ero disposto di sguincio nei confronti di un Tema, e il Tema era il testo di stamani sul quotidiano Libero. Finalmente, ho potuto accorgermi di aver intrattenuto uno scambio con quell’articolo e con i suoi “personaggi”.
Ed eccoci arrivati al punto, caro Massimiliano. Finalmente posso dare una risposta pertinente. Né accademica né letteraria né ideologica.
Io non solo non andrei mai come ospite nello spazio-tempo televisivo tenuto dall’immonda Daria Bignardi, ma non risponderei nemmeno ad un invito telefonico di qualche suo emissario. Tanto meno ci porterei un “bambino” (un libro è un bambino, o un figlio non nato – una sega, presumo –, come quelli evocati da PierPaolo Pasolini nell’epigramma di “Officina”) qualora un Editore me ne organizzasse l’opportunità commerciale.
Io cercherei, insomma, di evitare quel genere di insetti (umani), pur delirando di esserne immune per dono di Dio.
Ecco: forse così ho detto meglio il vivere “sulla linea”.


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